I social media ai tempi del Coronavirus

Il virus Covid-19 ci ha relegato in casa. Da un giorno all’altro la nostra vita è diventata a misura di stanza e ci siamo dovuti ingegnare per affrontare questa nuova realtà.
Ed è così che l’applicazione Houseparty si é trasformata nella nuova forma d’interazione sociale, il trend attuale é quello di andare a fare la spesa con mascherina e guanti e, le direttive del governo Conte, sono più attese del Black Friday.

In questo scenario poco rassicurante, il mondo virtuale sembra essere l’unico contatto con l’esterno, e la sola valvola di sfogo delle persone. Ne è un chiaro esempio l’esponenziale incremento sui social media dei “patiti di fitness” che ci propinano circuiti fai da te e diete super sane improvvisandosi nutrizionisti e personal-trainer affermati.
Un’altra categoria in netto aumento è quella degli “chef stellati” che ci delizia con tutte le pietanze che prepara giornalmente.

Dall’altro piatto della bilancia c’è chi di sport o cucina non ne vuole sapere e preferisce adottare la politica del dolce far niente. Questa categoria merita l’appellativo di “pantofolai” , che poltrisce ogni ora del giorno e della notte e, l’unico movimento aerobico che svolge, é quello di alzarsi per prendere del cibo o cambiare canale.
Segue quella degli “opinionisti incoerenti” che, a gran voce , si batte per il rispetto delle norme da seguire per l’emergenza Coronavirus, ma si comporta come se ne fosse immune.
E infine, quella dei “patrioti” , che non perde nessun appuntamento delle 18:00 per cantare l’inno d’Italia o altre perle del cantautorato italiano.

Ora, più che mai, armarsi di creatività e di spirito positivo può risultare vincente per combattere questa guerra contro i microrganismi da cui, la storia ci insegna, conseguirà un lungo periodo di recessione. Il mondo virtuale è stato uno dei pochi che ha resistito alla crisi e che, per assurdo,si è arricchito. Basti pensare allo “smartworking”. Il futuro che si prospetta non è roseo, ma starà a noi scegliere se capirne il senso profondo, e se prepararci, o meno, a un mondo 2.0.